Ancóra una volta la Francia è il triste palcoscenico di un delitto dovuto a un clandestino africano giunto nella città di Rouen. Ebbene, la vittima questa volta è un uomo di cinquantuno anni che sta rincasando dopo avere terminato il turno di lavoro. Ormai l’impunità è un principio sacrosanto che vige in tutta la repubblica dunque ogni malintenzionato può in piena tranquillità delinquere come meglio crede. Non esistono norme che puniscano seriamente chi commetta delitti efferati, non esistono norme che agiscano da valido deterrente; anzi i parlamenti dei Paesi europei e – in questo caso il parlamento francese – emanano leggi sempre più scarse e sempre più imprecise. D’altra parte questa è la strategia malefica atta a condurre l’Europa intera nell’incertezza e nell’anarchia, è una strategia atta a lasciare la gente nel timore così da creare un totalitarismo compiuto, un totalitarismo che diviene sempre più tirannico con il passare del tempo. Alla vittima viene tolto ogni diritto di difesa e all’aggressore vengono assicurate tutte le garanzie del caso. Si è capovolto il diritto: la vittima viene schernita dallo Stato che premia di conseguenza il concetto di delitto e chi lo commette. Il cristianesimo è decaduto e il giacobinismo trionfa in grande stile: il cadavere viene sepolto in una terra di nessuno, in una terra sconsacrata mentre l’assassino viene premiato con i massimi onori.