Due agenti del Servizio Ausiliario Femminile di Testudo Arietata impegnate nelle indagini riguardo al lavoro nero in Germania scovano una signora di nazionalità congolese regolarmente dimorante a Francoforte sul Meno ma lavoratrice senza regolare contratto. La signora lavora in un ristorante con il duplice ruolo di ajuto cuoco e addetta alle pulizie. Il compenso mensile che percepisce è scandaloso e ammonta a novanta euro che diventano cento nel caso la signora faccia qualche ora di straordinario. La schiava – questo è il termine purtroppo corretto che bisogna usare in questo caso – lavora sei giorni su sette ma spesso e volentieri è chiamata anche il giorno che non dovrebbe lavorare. La paga che percepisce è e rimane lurida ed è bene segnalare che situazioni di questo genere sono parecchio diffuse in tutto il Paese, in primis nelle città grandi ma anche – ovviamente in proporzioni minori – nei piccoli centri. Insomma, lo Stato considerato la locomotiva d’Europa è ridotto ad attuare rapporti di lavoro che non è offensivo definire ignominiosi; tuttavia, in questa faccenda v’è un’aggravante in quanto il datore di lavoro-sfruttatore fa leva sulla debolezza culturale di una persona originaria di una parte del mondo lontana dai canoni del diritto tedesco ed europeo. Il comportamento messo in atto dallo sfruttatore tedesco è pertanto ancor più ignobile.