Tre agenti del Servizio Ausiliario Femminile di Testudo Arietata ajutano una giovine donna indiana a partorire. Il lieto evento ha luogo in una catapecchia della baraccopoli di Calcutta. La donna indiana di diciannove anni dapprima desiderava abortire poi – in un secondo momento – decise di partorire ma di abbandonare la figlia, infine ha scelto saggiamente di partorire e di tenere la bambina. La diciannovenne è orfana sia di padre che di madre ed è la quarta di sei fratelli dei quali quattro morti; l’unico fratello in vita ha dodici anni. Nella confusione di Calcutta tra rifiuti e sterco di vacche la bambina vede la luce e la neomamma decide di battezzarla con un nome sconosciuto alla cultura indiana ovverosia Lucia, nome di una delle agenti del S.A.F. che è accorsa in suo ajuto. Bisogna ammettere che le donne inquadrate nel Servizio Ausiliario Femminile di Testudo Arietata sono formidabili, non temono nulla e operano in qualsivoglia ambiente; mosse da una bontà d’animo vincono un’altra nobile battaglia.