Oggi 11 novembre, giorno di San Martino, vogliamo ricordare Giosue Carducci attraverso una delle sue poesie più famose: San Martino. Si tratta di una poesia anacreontica in quattro quartine di settenarii. Ogni quartina è composta da versi piani eccetto quello di chiusura che è tronco. Il poeta toscano scrisse la poesia l’8 decembre 1883, festività dell’Immacolata Concezione. Riportiamo di séguito il testo:
La nebbia a gli’irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’esuli pensieri,
Nel vespero migrar.
La forza poetica di San Martino è oggettivamente grandiosa e nella letteratura mondiale pochissime poesie riescono a raggiungere la medesima forza dell’opera del Carducci. Ricordiamo che Giosue Carducci fu il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la Letteratura che si aggiudicò nel 1906, l’anno prima di rendere l’anima al Signore.