È bastata un’aggressione di Washington nei confronti di Teheran per scatenare il putiferio in Iran e in gran parte del Medio Oriente. Un’aggressione evidentemente deliberata e priva di ogni senso politico-militare considerato che Teheran non aveva dimostrato sino a questo momento segni che avrebbero fatto pensare all’Occidente a un suo imminente attacco. Ma la domanda rimane sempre la stessa e cioè: un attacco contro chi? Per quale ragione? L’Iran non ha mai mostrato di avere mire espansionistiche né nella regione mediorientale né in nessun’altra parte del globo terrestre. Teheran stava e sta conducendo determinate politiche interne in linea con il diritto internazionale e dunque legittime. La liceità delle politiche iraniane è certa; peraltro, tutte le maggiori Potenze militari che abitano la Terra conducono nelle loro giurisdizioni le medesime politiche che Teheran attua nei suoi confini geografici. Il dubbio che sorge riguarda quindi l’imparzialità della comunità Internazionale che in questo frangente senza non esistere. È lecito ammazzare un’alta carica di Stato – peraltro che detiene pure un potere religioso – solo perché non in linea con il pensiero democratico-liberale? Una volta esisteva la diplomazia – quella seria – ma a quanto risulta dai fatti e dagli eventi pare che la stessa oggigiorno non sia più in auge. Senza un apparato diplomatico di una certa caratura la politica degrada sino alla catastrofe e il più “squalo” vince. Anni or sono la diplomazia era un’arte intrinsecamente connaturata nell’Europa ma nei tempi odierni questa caratteristica è scomparsa. Occorre affermare altresì con forza che questa nobile arte nulla c’entra con la società politica statunitense che in termini politici non ha mai prodotto nulla di commendevole. I disastri che si stanno verificando in Medio Oriente rafforzano la summenzionata affermazione.