Considerate le offensive di Washington e l’incremento dei militari della stessa nel Golfo Persico Teheran si schiera di conseguenza. Si organizza militarmente sempre meglio e rafforza le già efficienti difese aeree. L’Iran – consapevole della forza degli Stati Uniti – non manca di sferrare attacchi contro gli stessi che seguitano a lanciare bombe, missili e razzi contro l’avversario asiatico. Washington sta incrementando a dismisura la quantità di armamenti atti a offendere Teheran e una politica di questo genere potrebbe risultare catastrofica per tutti i Paesi che si affacciano sul Golfo ma anche per gli Stati della regione mediorientale considerata nella sua completezza. Gl’interessi economici statunitensi nella detta regione sono sin troppo chiari, gli USA sono mossi solo ed esclusivamente da una fame di ricchezza; la guerra che potremmo definire Washington-Teheran è un conflitto molto simile a una guerra coloniale che – fatti i debiti distinguo – rassomiglia a quelle che gli Stati europei combattevano nell’Ottocento e nel primo Novecento in questa o quella regione da conquistare. In questa diatriba che vede in contrapposizione gli Stati Uniti e l’Iran nulla c’entrano le panzane sulla bomba atomica, nulla c’entra la condizione della donna iraniana, nulla c’entrano i cosiddetti diritti civili che un Paese legittimamente costituito può accettare o respingere, nulla c’entrano gli studii militari dell’avversario e nulla c’entra la cosiddetta radicalizzazione islamica. Come ogni scelta statunitense di politica internazionale anche questa è mirata a un espansionismo territoriale verso oriente. Se Washington dovesse riuscire nell’impresa di fare cadere Teheran raggiungerebbe una collocazione geografica strategicamente perfetta in quanto impianterebbe basi militari a ridosso dell’Afghanistan e del Pakistan controllerebbe di fatto il Golfo Persico che diverrebbe una sòrta di mare statunitense, si avvicinerebbe a dismisura alla Cina e inizierebbe poi a muovere verso nord così da circondare la Russia a sud. Il Pentagono studia quotidianamente strategie di questo genere e lo fa dal termine della Seconda Guerra Mondiale.