La condizione interna della Birmania è veramente penosa. La guerriglia imperversa in pressoché tutte le regioni del Paese con differenti intensità di violenza. Da una parte il cosiddetto Stato, dall’altra parte i gruppi insurrezionalisti ma chi manovra lo spettacolo immondo della lotta armata? È risaputo che il Sud-est asiatico è una regione della Terra molto appetitosa per la coalizione occidentale a trazione anglo-statunitense. La regione infatti è ubicata in un luogo prezioso per il colonialismo che giunge da ponente perché vicina all’amica India, confinante con il nemico cinese, vicina alle Filippine e vicina anche agli alleati nipponici e sudcoreani. Insomma, la guerra del Vietnam durata vent’anni e chiusa ufficialmente nel 1975 – guerra combattuta nei territori del Vietnam del Sud, del Vietnam del Nord, della Cambogia, del Laos oltre che su porzioni del Mare Cinese Meridionale e nel Golfo di Siam – continua a vivere in altre forme su uno spazio lievemente differente da quello di allora. La Birmania odierna è in un certo senso – fatti i debiti distinguo – il Vietnan di quel ventennio. La guerra del Vietnam vide la vittoria della coalizione guidata dal Vietnam del Nord; l’avversario statunitense – di fatto il principale nemico del regime comunista contro cui guerreggiava – dovette gettare le armi. Come si concluderà invece il conflitto in Birmania?