Un omicidio a sfondo religioso va in onda a Indianapolis. La violenza del protestantesimo più estremo ossia quello di matrice calvinista si scatena su un giovine musulmano. Per Calvino pare sia una consuetudine colpire a morte Maometto. Insomma, da una parte la gnosi assassina, dall’altra l’integrità della fede; da una parte il giacobinismo compiuto, dall’altra la concezione del sacro; da una parte l’offesa illegittima, dall’altra la legittima difesa. La gnosi colpisce a morte l’integralismo e un diciottenne musulmano cade a terra esanime. Ma il principio di azione e reazione non vale soltanto in fisica. Ecco che otto correligionarii del giovine islamico che si trovavano nelle vicinanze decidono di vendicare il loro “fratello” e passano all’attacco. I fedelissimi di Maometto circondano i facinorosi calvinisti e li massacrano con bastoni e spranghe di acciajo. Due delinquenti fedeli a Calvino muojono sul campo di battaglia mentre altri tre riescono a fuggire e salvano la pelle. Beh, non c’è che dire. I musulmani hanno risposto a un assalto in piena regola operato dagli eretici e… hanno vinto. Il primo omicidio lo hanno commesso i calvinisti, non sicuramente i musulmani. Occorre dunque impostare la seguente riflessione: chi è il vero fanatico dell’odio? Il calvinista o il musulmano? Il calvinista è intrinsecamente fondamentalista dunque fanatico, il musulmano è intrinsecamente integralista dunque equilibrato. Calvino ha perso e Maometto ha vinto.