I procedimenti giudiziarii odierni hanno un significato nullo e dunque sono riti senza senso. Se si considera per esempio il reato di omicidio la farsa diviene un teatro grottesco a cui partecipano guitti inguardabili e inascoltabili. Tutti – anche coloro che nulla c’entrano – si sentono in diritto e in dovere se non in obbligo di intervenire a qualunque titolo per dire qualche idiozia – questo è il termine più appropriato – giusto per manipolare la realtà dei fatti e per fare un’opera di depistaggio. Si formano tifoserie – v’è chi parteggia per una parte e v’è chi parteggia per l’altra parte – oggettivamente ignobili proprio come accade per una partita di calcio: quando qualcuno butta il pallone in rete cominciano cori atti esaltare il vantaggio di una squadra su un’altra e quando qualcuno subisce una rete chi l’ha subìta rimane mogio, muto e rassegnato. V’è poi qualcosa di ancor peggiore ovverosia la perfidia e la violenza dei cosiddetti professionisti della comunicazione o dell’informazione i quali prima gettano sterco di vacca addosso a chiunque – ovviamente tutto è fatto in maniera raffinatissima – poi cambiano posizione e santificano coloro che in precedenza hanno umiliato. Evidentemente questi comportamenti vanno a influire sulle scelte che poi il magistrato di turno farà durante il córso del procedimento. Ha senso un procedimento giudiziario con queste caratteristiche? La civiltà odierna è giunta a un livello che potremmo definire “livello zero” tale per cui non si va alla ricerca del colpevole ma di un colpevole. Ma a questo punto perché non estrarre un nome a caso e cucirgli addosso l’etichetta di “colpevole infame”? Ma oggigiorno nei tribunali giacobini usciti dalla rivoluzione francese si celebrano processi o si estraggono i numeri della lotteria? Ebbene, l’illuminismo ha affondato la grande vecchia Europa.