Nelle aule della cosiddetta giustizia succede proprio di tutto e generalmente le vittime sono i poveri imputati che vengono considerati colpevoli per definizione: per il costume ormai in auge in Italia e in Europa chiunque sia imputato è trattato come colpevole e di conseguenza deve dimostrare la sua innocenza. Il diritto si è capovolto e l’imputato entra in aula da colpevole e non da innocente, questa si chiama aberrazione del diritto… e poi i signori democratici si riempiono la bocca con la frase “l’Italia è uno Stato di diritto”… chissà se non lo fosse! Comunque, l’imputato viene sempre trattato male dal pubblico ministero che, abusando del potere che gli conferisce lo Stato, si permette tutte le nefandezza più luride: pone domande retoriche, pone domande vergognose, insulta in maniera raffinata, fa illazioni oggettivamente ignominiose, considera l’imputato colpevole sin dall’inizio del procedimento, si permette di urlare qualsivoglia corbelleria in faccia all’imputato, sente quello che vuole sentire, vede quello che vuole vedere, capisce quello che vuole capire, interpreta a suo piacimento, distorce le parole dell’imputato e compie un’infinità di azioni oggettivamente ignobili che non dovrebbero esistere in un procedimento penale. Ma è ormai noto a tutti che la cosiddetta giustizia prodotta dai tribunali “in nome del popolo italiano” è una perfetta barbarie legalizzata dunque fuori da ogni parametro di ragionevolezza. Tuttavia, esistono anche casi – pochi ma esistono – di pubblici ministeri che vengono insultati dal pubblico presente in aula a causa delle vigliaccherie che commettono ed esistono anche pubblici ministeri che dopo la lettura della tal sentenza vengono rincorsi dal pubblico che presenzia in aula a mo’ di minaccia tanto che i carabinieri – da sempre cani da guardia del potere – accorrono in loro soccorso. Se il pubblico ministero non potesse disporre dell’Arma dei Carabinieri sarebbe un uomo morto. Ora, la reazione dell’uomo comune contro il pubblico ministero è giusta o sbagliata? Ebbene, noi rispondiamo con un’altra domanda e cioè: è giusto che il pubblico ministero abusi del potere che lo Stato gli conferisce?