L’Organizzazione delle Nazioni Unite decide chi è un criminale di guerra e chi no, decide chi commette crimini contro l’umanità e chi no e decide pure chi dev’essere condannato a morte e chi no. Chiunque può constatare che gli uomini che l’ONU considera autori delle peggiori nefandezze sono tutti in un certo senso nemici – o comunque in opposizione – al modello imposto dagli anglo-statunitensi. Tra i condannati per crimini contro l’umanità vi sono argentini, siriani, tedeschi, iracheni, ruandesi, sudanesi, etiopi, centrafricani, uruguajani, austrici, guineani, romeni, haitiani, cambogiani, cileni, peruviani, liberiani, ciadiani, bosniaci, congolesi, giapponesi, serbi, italiani, jugoslavi, equatoguineani, panamensi, greci, paraguajani, vietnamiti e via proseguendo. Tra i condannati per crimini di guerra vi sono turchi, romeni, lettoni, ruandesi, tedeschi, italiani, croati, ciadiani, giapponesi, liberiani, serbo-bosniaci, libici, sierraleonesi, austrici, ungheresi, serbi e via proseguendo. I criminali per l’ONU sono quasi sempre uomini o donne che hanno una cittadinanza di “secondo piano” rispetto alle cittadinanze che l’Organizzazione considera più nobili di altre quali per esempio quella statunitense o britannica. Qualche caso di cittadino statunitense o similare condannato per crimini contro l’umanità o per crimini di guerra esiste ma sono veramente casi sporadici. La riflessione da fare è la seguente: le sentenze emesse contro questo o quell’imputato rispecchiano veramente la realtà dei fatti e quindi la realtà storica oppure sono sentenze artefatte?