Nella baraccopoli di Asunción sbarca circa un quintale di cocaina e i miseri spacciatori locali – anch’essi schiavi del narcotraffico sudamericano – si affrettano a fare il loro “lavoro” proponendo qualche dose alle persone – dimoranti o meno nella baraccopoli – che appartengono alle fasce più deboli della popolazione. La miseria sconfina oltre ogni misura e l’emarginazione di coloro che vivono nella detta baraccopoli diviene sempre più severa. Anche Asunción – o per meglio dire una parta di essa – non meno di altre megalopoli sudamericane o asiatiche affonda nel baratro più tetro e bisogna riconoscere che pure in questo caso la Comunità Internazionale non propone nulla di buono affinché il disastro venga sconfitto definitivamente.