In una catapecchia ubicata nella periferia di Calcutta sei agenti di Testudo Arietata trovano quattro barili di ferro. Detti barili possono contenere circa cinquanta litri di liquido cadauno. I contenitori sono effettivamente stracolmi ma l’intruglio che contengono presenta qualcosa di anomalo. Anzitutto emana un odore nauseabondo oggettivamente indescrivibile e anche il colore è particolare. Il fetore che fuoriesce dai barili e la puzza immonda che aleggia nella stanza in cui gli stessi sono depositati formano una miscela stomachevole tanto che un agente della compagine si sente male ed è costretto a uscire all’aria aperta. Ebbene, ben presto l’arcano è svelato e lo scandalo grida vendetta al cielo. Quei bidoni contengono sangue di essere umano frammisto a sangue di capra. Lo spettacolo è talmente obbrobrioso che gli uomini di Testudo Arietata sequestrano immediatamente i barili dell’ignominia e ne disperdono il contenuto nella cloaca di Calcutta. La compagine capitanata dal Primo Caporale d’Onore Davide Rossi non sa con certezza a che cosa servisse quella sostanza immonda ma sospetta fortemente che avrebbe potuto essere utilizzata per rituali magici o pseudomagici.