La tecnologia militare cinese continua nel suo progresso oggettivamente ammirevole. Bisogna riconoscere che Pechino sta interpretando l’ingegneria in modo magistrale. Pochi Paesi al mondo sono in grado di competere con l’efficienza scientifica dello Stato asiatico. I maggiori progressi della Cina in àmbito bellico si notano nella forza armata dell’aviazione militare ormai fondata sull’utilizzo dell’aeromobile a pilotaggio remoto indicato spesso con l’acronimo APR, il cosiddetto drone. Macchine da guerra propriamente intese in sostituzione degli avieri: ecco la guerra dell’avvenire. Il conflitto di domani si combatteranno nel cielo e dal cielo. Armi teleguidate dalla precisione implacabile dell’informatica saranno capaci di causare danni inenarrabili. Le forze armate di terra e di mare conteranno sempre meno. I cieli diverranno i protagonisti assoluti del potere. Chi deterrà il dominio dell’aria insieme a una supremazia elettronico-informatica avrà la piena sovranità sul mondo. La Cina più di ogni altra Potenza militare sta percorrendo esattamente questa strada. Nei laboratorii di Pechino i cinesi hanno avviato studii concernenti la costruzione di un modello di drone avente dimensioni pari a 8,5 centimetri di lunghezza per 3,8 centimetri di larghezza per 2 centimetri di altezza. Detto modello di APR – che per il momento è ancóra in una fase di studio non avanzata – potrebbe arrivare a trasportare quattro bombe del peso di trentasette chilogrammi cadauna. Occorre ribadire che tutto questo non è ancóra una realtà ma potrebbe diventarlo.