Gli Huthi consolidano la loro vitalità nello Yemen e irrobustiscono la loro presenza nel Mar Rosso. Costituiscono una compagine paramilitare ma sono organizzati pressoché come una forza armata regolare per merito soprattutto del sostegno dell’Iran. Qualche diatriba con l’Arabia Saudita non manca, ciononostante tra Sana’a e Riad non vi sono attriti così preoccupanti. Lo spionaggio statunitense fido alleato dei sauditi opera nei pressi del confine con lo Yemen ma pare non premere più di tanto. Evidentemente per Washington le condizioni politiche in cui versa lo Yemen stesso non rappresentano un pericolo per nessuno. I contrasti che si verificano nel Mar Rosso non sono equiparabili a ostilità propriamente intese anche se inseriti in un conflitto determinato. Se estrapolata dal contesto in cui si combatte la guerra che oppone gli Huthi alla fazione occidentale è chiaramente asimmetrica, la simmetria è data dal peso specifico di Teheran che vi partecipa indirettamente. Non sono queste le guerre che preoccupano. Le guerre oggigiorno combattute con le armi sono le meno temibili e le più semplici da risolvere a patto che le Potenze schierate da una parte e dall’altra dispongano di uomini di eccelsa e profonda cultura politica. Tuttavia nei tempi odierni il Principe ha mutato le proprie fattezze in quelle di un pagliaccio e lo Statista è una carica istituzionale desueta. L’oclocrazia occupa il vuoto creato dalla rivoluzione e governare rettamente è un còmpito in questo momento storico impossibile. La baraonda è generale.