La violenza che si respira per le strade di Milano ha superato ogni limite. La metropoli italiana pare sia scomparsa per lasciare spazio a una civiltà tribale di bassissimo rango. Per osservare il degrado che dipinge la città è sufficiente camminare sui marciapiedi che costeggiano le vie e le piazze o entrare in qualche parco pubblico. La pattumiera fa da cornice a questa bella città ormai ridotta a cloaca a cielo aperto. Tra rifiuti di ogni genere sparsi qui e là, escrementi di cane che fioriscono in ogni dove, qualche siringa infetta, clandestini che bighellonano per i vicoli infastidendo i passanti si consuma l’aggressione quotidiana. Gli autori dell’imboscata sono infatti due clandestini africani che si avvicinano a un uomo il quale sta rincasando dopo una giornata di lavoro. Gli rubano la valigetta dentro la quale tiene documenti relativi alla sua professione di veterinario. Oltre al furto la povera vittima riceve anche una raffica di schiaffi che le trasformano il viso pallido in un pomodoro ambulante. Milano, la grande Milano, l’immensa Milano che accoglie tutti è ormai peggio di una giungla. In luogo delle campane di ode il suono ancestrale dei tamburi, in luogo della lingua italiana si odono versi animaleschi, nel Duomo si celebra il politeismo e nel Castello Sforzesco vive la plebaglia partorita dal buon selvaggio. E pensare che una volta la grande Milano fu il palcoscenico di memorabili vittorie!