Nella palude di Malebo che si estende tra Kinshasa e Brazzaville due pescatori locali scorgono un oggetto lì per lì non identificato. D’altra parte tra la melma graveolente che dilaga nell’acquitrino africano e il marciume della fanghiglia congolese non è possibile individuare istantaneamente un oggetto mezzo sommerso. Dopo un’attenta osservazione del corpo mimetizzato nel pantano i pescatori comprendono che si tratta della carcassa di un bovino. In qualche modo tentano di recuperarla e riescono nel loro intento. Quando la trascinano fuori dall’acqua torbida, la carcassa si porta dietro un pezzo di corpo umano legato con una corda alla carcassa stessa. Si tratta di un uomo bianco senza gli arti inferiori probabilmente vittima di un agguato, ucciso, mutilato e gettato nell’inferno dell’infamia fangosa. L’idea di legarlo a una bestia è qualcosa di oggettivamente inaudito che solo una mente malata poteva architettare. Oltre alla gravità dell’omicidio l’umiliazione del cadavere. Quando quest’Africa maestra di civiltà giungerà in Europa…