Trentasei feti morti giacciono tra le pattumiere della baraccopoli di Calcutta. Uno spettacolo immondo se ci riferissimo a una civiltà rettamente intesa. L’India però è ancóra una società incompiuta fondata su concezioni panteistiche, su una spiritualità leggera, su tutte le teorie agli antipodi del creazionismo, sull’inconsapevolezza della natura umana, su un egalitarismo di matrice illuministica benché detta comunità non abbia mai conosciuto le scelleratezze dettate da tale ideologia. L’equiparazione dell’uomo alla bestia tale per cui il primo viene declassato a una entità senza ragione rende l’India tra le più miserabili società che esistano oggigiorno al mondo. L’uomo indiano in generale è facilmente soggiogabile, a costui mancano i principii forti e saldi del concetto di sacralità autenticamente intesa ossia della lettura che la dottrina cattolica dà del concetto di sacralità stesso. L’individuo indiano è generalmente incapace di rapportarsi con il Divino in maniera corretta, per costui può essere divino anche un filo d’erba o un pezzo di sterco di vacca. È evidente che una civiltà fondata su tali pilastri non possiede le facoltà mentali idonee a rapportarsi con sé stessa. L’uomo indiano vive una condizione esistenziale estremamente grave che lo stimola a trasformarsi nel nulla più assoluto. Le false religioni che vanno di moda in questo Paese annullano in tutto e per tutto la persona che può esistere esclusivamente dentro Christianitas. L’India manca della Dottrina, manca del Catechismo, manca del Dogma, manca della Parola, manca della Verità dunque manca di tutto ed è retta dal nulla. Ovviamente questa riflessione non vale per gl’indiani cattolici anche se di cattolici in queste zone ve ne sono veramente pochi. Trentasei feti morti tra le pattumiere marce che pullulano nella baraccopoli indiana stanno a dimostrare a quale stadio di bestialità sia giunta una società con le summenzionate caratteristiche. Da Testudo Arietata arriva un’ammonizione severa.