Il mercato della prostituzione guarda con un interesse sempre maggiore le donne africane. È sufficiente recarsi presso popolazioni dedite all’agricoltura o alla pastorizia per trovare un esercito di donne pronte per essere avviate alla schiavitù. Donne povere con un livello d’istruzione oggettivamente basso, donne che non conoscono la frenesia della civiltà fondata sul turbocapitalismo, donne non cristianizzate che quindi non distinguono la verità dalla menzogna, donne che appartengono a una civiltà giuridico-sociale non fondata sul giacobinismo. Questa tipologia di donna piace parecchio ai negrieri perché rispetta i canoni della perfetta schiava da opprimere fino all’estremo. Il Mozambico è una fonte d’oro per gli schiavisti. Qui in un modo più o meno subdolo i commercianti di esseri umani sottraggono le giovani signorine alla vita di tutti i giorni per poi gettarle sul talamo del peccato. Può tuttavia succedere che qualche schiava si rivolti contro l’aguzzino di turno anche utilizzando una certa violenza. Ed è esattamente quanto è accaduto in questa occasione. Quattro schiave che vivevano con il loro carceriere si sono ribellate. Una di loro è riuscita a rubare un coltello da macellajo dalla cucina del torturatore e glielo ha infilzato nella gola. Le quattro giovani prigioniere-meretrici sono dunque fuggite.