La circoncisione è ancóra un grave problema che flagella gran parte del continente africano e talvolta miete vittime. Il caso che viene segnalato oggi a Testudo Arietata riguarda un bambino che subisce la circoncisione in quel di N’Djamena; l’operazione chirurgica non va a buon fine e il pene del bimbo inizia a sanguinare vivacemente. Il chirurgo-stregone che ha effettuato la circoncisione al bambino non sa come comportarsi dinanzi all’imprevisto e – vittima di una grande impreparazione in materia – comincia a tentare di porre ripari alla bell’e meglio allo scempio provocato. Considerata la sua incapacità il piccolo paziente perde troppo sangue e muore. L’Organizzazione mondiale della sanità già timida sulla questione infibulazione non proferisce parole sulla questione circoncisione e spesso qualche bambino perde la vita. Ora, se la circoncisione fosse praticata a scopo terapeutico chiunque l’accetterebbe ma nella fattispecie la barbarie non è altro che la prescrizione di un rituale dunque, a causa di un volgare rituale è ammesso perdere la vita? Testudo Arietata ha già segnalato qualche caso simile a quello summenzionato verificatosi sempre nell’Africa nera. Sarà forse necessario che la Comunità Internazionale condanni con decisione questo genere di pratica che è a tutti gli effetti una mutilazione e le mutilazioni non sono ammesse nel mondo civile. Peraltro, la circoncisione in Africa viene effettuata generalmente in ambienti non esattamente adeguati a ospitare l’esecuzione di una pratica chirurgica causa polvere e sporcizia in generale.