Lo scandalo degli scandali va in scena nella capitale francese. Un musulmano sulla cinquantina entra in un barbiere. Il titolare – dichiaratamente ateo e sodomita, ma questo il cliente non lo sa – lo accoglie e lo fa accomodare. Nel comportamento del barbiere non v’è nulla di anomalo anzi, accoglie il cliente con la solita cordialità che riserva a tutti. Il musulmano si accorge troppo tardi della doppia faccia del barbiere di Parigi e cioè quando è già seduto sulla poltrona. L’acconciatore sodomita comincia a sbarbare il malcapitato fedele di Allah quando improvvisamente – ma soprattutto volontariamente – lascia partire un colpo di rasojo sul collo del povero avventore. È evidente la volontà di commettere un delitto – vale la pena di ricordare che il barbiere è un ateo e sodomita mentre il cliente è un musulmano, due categorie completamente opposte l’una all’altra – bello e buono. Però qualcosa non va per il verso giusto. Il colpo di rasojo non risolve nulla perché l’uomo musulmano ha la pellaccia dura e resiste all’attacco del sicario. A quel punto reagisce ed è lui a tagliare la gola al barbiere di Parigi. Ogni azione comporta una reazione. Il musulmano ha adottato il principio della legittima difesa. Come faceva il barbiere ateo e sodomita a conoscere la religione professata dal cliente? Dalla medaglietta infilata nella catenina che quest’ultimo portava al collo.