Gli Huthi pesantemente sotto attacco dalle forze militari anglo-statunitensi dànno segno di reazione. Dalle loro postazioni lanciarazzi ubicate a ovest della capitale tentano una difesa eroica. Alle offensive dell’asse Londra-Washington corrispondono controffensive dei paramilitari yemeniti i quali riescono ad abbattere tre droni nemici che precipitano nella zona nord-ovest dello Yemen. Certamente quella degli Huthi è una reazione alquanto timida ma nello stesso momento risoluta. Tanto la Casa Bianca quanto Buckingham Palace devono riconoscere la determinazione dell’avversario che stanno combattendo: il paramilitare yemenita può competere senza dubbio con il militare anglofono. Le stazioni radar capitanate dagli Huthi osservano ininterrottamente lo spazio aereo yemenita e anche oltre ma oggettivamente le forze aeree occidentali hanno l’arte bellica nel sangue. Le risorse economiche che l’alleanza euro-statunitense può impiegare nel combattimento sono di gran lunga superiori di quelle su cui possono contare i soldati asiatici. Teheran è un ottimo fornitore bellico e un comandante impeccabile, una guida senza difetti, una forza spirituale immane ma il nemico che arriva da occidente è oggettivamente il padrone del mondo. Il valore militare degli Huthi è eccezionale ma per vincere una guerra occorrono ben altre caratteristiche. La tensione nella regione del Mar Rosso è altissima e i Paesi che guardano al detto mare sono parecchi. Per intanto benché pieno d’acqua il Mar Rosso è una conca di fuoco.