Un uomo e una donna paladini della fede marciano invitti verso l’avvenire. Tanto il primo quanto la seconda si credono condottieri ma in realtà sono poveri sognatori. Sognano un passato ormai lontano, sognano la gloria dell’alloro, sognano le giornate trionfali della Patria, sognano la forza di Roma, sognano memorabili vittorie, sognano, sognano, sognano. Lui un traditore che ha stretto la mano all’acerrimo nemico schiavista, lei la negazione assoluta dell’eminente ideale per cui combatteva la vecchia guardia. Lui sceso a compromessi con il negriero si è arricchito, lei si è arricchita in altro modo. Contraddizioni penose attraversano il loro credo e professionisti dissimulatori recitano disinvolti sul palcoscenico delle marionette. Abili acrobati, sotto il tendone del circo si esibiscono in numeri sensazionali, la rete li protegge. Patriottardi e bastardi, come un camaleonte si mimetizzano tra la melma che sovrasta le loro chiome e sguazzano nell’acqua stagnante di qualche acquitrino non ancóra bonificato. Financo Agostino Depretis inorridirebbe dinanzi a due esseri così spregevoli. Mentono sapendo di mentire e il loro parassitismo di marca rivoluzionaria rinnega e offende la memoria della gloria d’altri tempi. La Maestà suprema è spodestata e l’infima modestia costituzionalizzata soffoca la verità. L’illiceità della menzogna trionfa nei tribunali mentre un principe fasullo siede sul trono dell’autorità legittima. Giorgio e Giorgia applaudono.