Il conte senza occhiali è parecchio miope – per non dire cieco – benché possa fregiarsi di un titolo nobiliare. La nobiltà del summenzionato titolato è del tutto particolare in quanto oclocratica. Dunque il cosiddetto nobiluomo è l’ossimoro in persona. Un ossimoro? Perbacco, è tutto e il contrario di tutto ma la vergogna non gli manca. Sebbene sia nobile ruba denari a volontà. È un conte ma si pensa un Re. È pure un tantino esaltato, nemmeno Camillo Benso conte di Cavour arrivò a tanto. A prima vista pare un tizio innocuo ma se lo si conosce più approfonditamente si percepisce il suo spirito tirannico. Sostiene di essere allievo del grande Irnerio ma non sa neppure dov’è Bologna. Il suo numero fortunato è il cinque e il suo colore preferito è il rosso. È un avvoltojo e sfoggia in continuazione il suo analfabetismo. Ogni volta che apre la bocca dice castronerie talmente ignobili che il suo fiato sprecato comincia a puzzare.