Il drago assassino sputa fuoco contro la formica inerme. Anzi, contro milioni di formiche inermi. Un orrendo capitolo della storia dell’umanità non si è ancóra chiuso. Le vampe dell’inferno che avvolgono l’Europa fanno letteralmente paura e nessun totalitarismo – nemmeno il peggiore – ha creato un panico di queste proporzioni. Il drago schiavo di Sua Maestà irrompe sulla scena politica con raffinatezza e soprattutto nascosto dietro il velo violento della libera muratoria. Spietato e malato d’ingordigia divora i frutti prodotti dalle formiche e legifera affinché siano legalizzate le catene da applicare al collo delle povere creature. Parassita immondo permette alle povere formichine di lavorare quanto basta così che possa arricchirsi alle spalle della fatica altrui. Detiene un potere senza limiti, un potere così immenso che nemmeno i Sovrani dell’Ancien Régime detenevano. Frequenta Francoforte sul Meno ma il suo vessillo vittorioso si chiama Union Jack, vive nella City e mastica un poco l’inglese, al rito cattolico preferisce il rito scozzese, osserva il motto della grande rivoluzione e con l’occhio della provvidenza sorveglia che il compasso disegni cerchi perfetti. Ama i principii fondamentali e odia i Principi autentici. Rispetta – a suo modo – tutti gli articoli del sacro libro dell’ordoliberalismo – soprattutto il primo – benché sia affetto da una forma di grave analfabetismo. Insomma il drago assassino gode a martoriare la fragilità, gode a torturare la debolezza. Ebbene, il drago assassino è in realtà un cane rognoso che abbaja per intimorire gli oppressi. Esimio quando su due zampe detta legge e servo quando a quattro zampe lecca i piedi ad Albione. È sufficiente fissarlo negli occhi per comprenderne l’infamia.