Anche la Toscana dà il peggio di sé in fatto di elezioni. La buffonata delle urne si conferma una misera pantomima a cui le persone con un poco di sapienza non credono più. Il sistema giacobino sta lentamente franando sotto il peso della sua ignoranza istituzionale. Ormai i vincitori di qualsivoglia elezione sono votati dai loro famigliari e da qualche amico d’infanzia o di partito; il club dei giacobini continua l’avanzata verso il baratro. Gli eletti dal popolo o dal popolino – considerata l’affluenza alle urne – sono veramente convinti di rappresentare la comunità che li ha votati; come si fa a credere di essere un reale rappresentante di una comunità se la stessa fugge dalle cabine elettorali? Come si può credere di rappresentare qualcuno se il popolo votante è rappresentato da quattro scappati di casa? Tuttavia, senza nessuna vergogna gli eletti prendono posizione e con il sorriso sulle labbra iniziano a comandare ma che cosa comandano? Di quale armata sono i comandanti? L’analfabetismo di marca politica dilaga in ogni istituzione e colui che vince è un misero cialtrone. Colui che perde invece la prende con sportività come se concretizzare azioni politiche fosse uno sport. Il giacobinismo sta giungendo al capolinea.