L’arroganza del popolo che intende fare valere le proprie opinioni riguardo a materie tecniche e specialistiche qual è la giustizia è veramente qualcosa di aberrante. Il popolaccio che pretende di scrivere regole – che poi andranno a impattare sulla vita dell’intera comunità – senza averne i requisiti è uno dei parecchi mali delle democrazie giacobine. Come può una persona che nulla conosce del diritto pretendere di dettare le regole del gioco riguardo all’apparato della giustizia? Queste scelte in un Paese rettamente inteso dovrebbero essere a carico della politica a patto che questa abbia raggiunto un livello di maturità sufficientemente compiuto cosa evidentemente non valida per gli Stati europei ormai ridotti a polvere marcia. La strafottenza dell’uomo-dio partorito con l’illuminismo e svezzato con la rivoluzione francese ha portato agli eccessi di oggigiorno in cui chiunque senza possedere le minime conoscenze in una determinata materia si arroga il diritto di decidere per tutti anche per coloro che sono posti a un livello culturale e di specializzazione superiore di quello posseduto dall’individuo del popolino che invece entra in cabina elettorale e appone una croce su questa o quella casella: è la vergogna più assoluta. Tuttavia la cosa peggiore è un’altra e cioè consiste nel fatto che il popolo non pensante che tronfio di orgoglio si reca a votare per un referendum completamente inutile non capisce cha a prescindere dall’esito referendario non cambierà nulla perché l’assetto istituzionale dello Stato rimane il medesimo. La magistratura è una istituzione costituzionalmente fortissima e lo rimarrà sino a quando lo Stato poggerà su questa costituzione. Esiste anche una tradizione giuridica difficilmente scalfibile perché la magistratura è una corporazione oltremodo elitaria che non vorrà mai cedere i poteri di cui è in possesso. In un generico procedimento giudiziario l’imputato è trattato a pesci in faccia adesso e lo sarà anche dopo il referendum qualunque sia l’esito finale dello stesso. La magistratura – che non è un potere dello Stato bensì un ufficio – ha poteri illimitati, il magistrato può avviare qualsivoglia azione contro chiunque in quanto investito di un potere senza militi. La magistratura inquirente e quella giudicante sono due facce della stessa medaglia sono cioè un apparato che in ogni procedimento è puntualmente schierato contro l’imputato. Né la prima né la seconda desiderano che l’imputato venga assolto perché durante un processo vi sono sempre due parti protagoniste: l’imputato e lo Stato. Ora, qualcuno può forse pensare che l’imputato possa vincere a mani basse contro il Leviatano di Thomas Hobbes? Hobbes era un giuspositivista dunque un fautore del totalitarismo più spinto, quello stesso totalitarismo collaudato nel Settecento dalla rivoluzione francese e giunto sino ai giorni odierni. Il referendum per cui si vota oggi e domani in Italia è solo una misera farsa e la vergogna della civiltà rettamente intesa.