In pressoché tutto il continente africano l’Unicef continua a propagandare tanto l’aborto quanto la contraccezione. La promozione di questi comportamenti orrendi ha fatto sì che nascessero qui e là – perlomeno nei centri principali – vere e proprie scuole della perversione nelle quali docenti – per così dire – insegnano alle donne tutto quanto è necessario sapere per mettere in atto un “aborto corretto” come lo definiscono malignamente le stesse sedicenti professoresse. Manuali della morte, libri teorici e medici-assassini forniscono alle donne africane ogni supporto tecnico, psicologico e pseudo-scientifico per invogliarle a uccidere la vita che portano in grembo. Donne spesso e volentieri aventi una bassa cultura cadono nell’infame tranello imposto loro dai dottori della morte e abortiscono. Parecchie di queste signore solo dopo il misfatto si rendono conto della gravità del gesto concretizzato, si rendono conto di avere contribuito a uccidere il proprio bambino. Non sono pochi i casi in cui donne che hanno avuto la brutta idea di abortire si suicidano. In talune zone dell’Africa – per esempio in Somalia o in Sudan o in altre regioni ancóra – la situazione è oltremodo incresciosa in quanto nel giro di pochi giorni si assiste prima all’omicidio di un bambino mediante la tecnica dell’aborto e poi al suicidio della donna che ha abortito.