Per la città messicana di Heroica Nogales transita un carico di duecento chilogrammi di cocaina diretto in Arizona. È certamente vero che il Messico produce droga e la esporta ma è altrettanto vero che gli Stati Uniti sono pronti a ricevere ogni sòrta di sostanza stupefacente che si presenti alla frontiera. L’andirivieni di autocarri che seguitano a oltrepassare il confine da uno Stato all’altro significa che tra i due Paesi v’è in qualche misura una tacita intesa. Con tutta evidenza il mercato della cocaina o di altri stupefacenti che si è sviluppato in questa regione ha un appoggio politico tanto dal governo messicano quanto da quello statunitense. Ogni governo statunitense democratico oppure repubblicano, per via diretta o indiretta agevolerà sempre il narcotraffico che proviene dal vicino Messico: il business è di estrema importanza per Washington. È bene osservare che gli Stati Uniti hanno una vocazione imperialistica e turbocapitalistica possono dunque rinunziare a un volume d’affari così enorme come quello che proviene dal narcotraffico? La risposta è negativa. Ai loro confini v’è un Paese altamente specializzato in produzione e in commercio di droga, la geografia gioca a favore di Washington. Una parte di cittadini statunitensi sostengono che la frontiera con il Messico sia la rovina del loro Paese ma è vero l’esatto contrario; se il Messico non esistesse gli Stati Uniti dovrebbero inventarlo. Washington chiude con Città del Messico affari d’oro. Insomma, il mercato della cocaina e della droga in generale fa comodo a chi sta al di qua dal confine e a chi sta al di là dello stesso. Una mano lava l’altra sempre e comunque. I politicanti da quattro soldi che urlano le peggio cose contro i confinanti messicani mentono spudoratamente sapendo di mentire. Per intanto i carichi di cocaina viaggiano da una giurisdizione all’altra senza incontrare troppe difficoltà. E sarà sempre così malgrado i sermoni grotteschi di qualche politicante improvvisato.