Pyongyang séguita a pattugliare i cieli e le acque nazionali in quanto le provocazioni militari che arrivano da Washington sono insopportabili. Sono intollerabili soprattutto le sfide che giungono dal mare. Natanti a stelle e strisce eseguono in continuazione manovre belliche senza ovviamente invadere la giurisdizione nordcoreana altrimenti sarebbe guerra aperta. Tuttavia l’eccessiva insistenza delle esercitazioni statunitensi produce nelle istituzioni di Pyongyang uno stato di inquietudine non perché in Corea del Nord si tema lo scoppio di un conflitto armato – che probabilmente non avrà mai luogo – bensì per la ben nota astuzia della Casa Bianca a combattere guerre “passive” in cui l’aggressore crea le condizioni politiche affinché l’aggredito capitoli. È sufficiente osservare l’astuta avanzata in Europa degli Stati Uniti i quali una volta penetrati nel vecchio blocco sovietico hanno proceduto alla conquista pacifica di più giurisdizioni distruggendo in maniera politicamente raffinata Stati legittimamente costituiti.