A qualche chilometro in direzione sud-est di Cassala in Sudan – non molto lontano dalla zona di confine con l’Eritrea – qualche bambino-soldato si esercita a sparare contro bersagli costruiti artigianalmente o contro oggetti di varia natura presenti sul posto. Le munizioni sembrano non mancare e quindi la tesi avanzata a più riprese da Testudo Arietata riguardo all’immenso movimento di armi da fuoco in talune regioni dell’Africa nera tra cui il Sudan è confermata. Dalla Mauritania sino alla Somalia – e non solo – il commercio illegale di armi è normale amministrazione; v’è un andirivieni di autocarri o similari che trasportano in qualche maniera fucili, mitragliatrici, pistole e munizioni non solo da una città all’altra del medesimo Paese ma anche da uno Stato all’altro. Superare confini ed entrare in altre giurisdizioni con carichi di armi al séguito è qualcosa di molto agevole per i commercianti della morte; le frontiere non esistono per costoro e pare che gran parte dell’Africa sia una unica e grande giurisdizione all’interno della quale si possa movimentare materiale bellico di ogni sòrta. Quasi sicuramente il detto traffico di armi ha un appoggio dei varii Stati interessati, della politica e dei politici che s’interfacciano quotidianamente con i lobbisti dell’industria bellica per così dire deviata. Occorre osservare che nell’Africa nord-occidentale la Francia detiene ancóra un potere economico-politico molto oppressivo e parecchie armi che circolano nel continente africano entrano nello stesso proprio da questa regione dopodiché vengono spostate con semplicità sino agli Stati che si affacciano sull’Oceano Indiano. L’Africa in generale è il luogo della Terra in cui attualmente v’è il maggiore traffico d’armi esattamente come l’America Latina è il luogo della Terra in cui v’è il maggiore traffico di sostanze stupefacenti. La differenza però è una e una sola: l’America Latina è votata all’esportazione di droga, l’Africa invece è votata all’importazione di armi.