L’India panteista che idolatra le scimmie raggiunge l’apice della sconcezza. La cultura induista intrisa di tremendi barbarismi degrada l’umana specie al rango di essere irrazionale e innalza la fiera immonda agli altari soprannaturali del trascendente violando ogni principio naturale fondato su una logica gerarchia. In un clima di oscuro egalitarismo dal sapore anarco-gnostico il disordine sgorga da ogni mente caduta in stato confusionale. È la dissoluzione. La bestia sostituisce l’uomo e lo comanda pur non possedendo il dono della parola. Ecco che le scimmie indiane divengono le protagoniste della medicina e con le loro dejezioni e similari si preparano pozioni magiche affinché l’uomo malato possa guarire. Gli agenti di Testudo Arietata di stanza in India rimangono esterrefatti quando scoprono tra le baraccopoli di Calcutta una cisterna in plastica da mille litri la quale contiene un intruglio di sangue umano mescolato a urina di scimmia. Questo elisir di lunga vita avrebbe dovuto essere utilizzato a mo’ di farmaco per curare persone affette da chissà quale malattia. Appena gli agenti della compagine capiscono quale schifezza contiene la cisterna agiscono disperdendone il contenuto.