In un vecchio edificio di Bengasi una squadra di agenti di Testudo Arietata compie un’impresa memorabile. Gli uomini della compagine capeggiata dal Primo Caporale d’Onore Davide Rossi ritrovano duecentosette pistole Smith & Wesson perfettamente funzionanti. Con l’assassinio del Colonnello la Libia si è trasformata in un’esuberante polveriera senza regole come vuole la dottrina anarco-democratica del disordine. Pare di camminare in una giungla desertica orfana della ormai tramontata civiltà italica. Giovanni Giolitti e Benito Mussolini sono morti ma sono i vivi che comandano. Ecco che sulla scena politica della Quarta Sponda arrivano i campioni della rettitudine, i fautori dell’autorità imparziale giacobin-illuminista, i magistrati devoti al rigorismo eterodosso e gli onorevoli laureati in aritmetica. Ogni Statista è sterminato e l’assenza dello stesso nega in principio l’esistenza di qualsivoglia entità statale. Se l’Austria degli Asburgo era guidata dal Metternich e l’Impero zarista dal grande Zar oggi un’accozzaglia rabbiosa di fanatici della giurisprudenza immanente occupa abusivamente il trono del Principe. Tuttavia i paladini della libertà che dimorano a Mons manifestano agli oppressi la loro nobiltà d’animo e con una magnanimità segretamente perniciosa spezzano le catena che soffocano lo schiavo. Occorre uccidere il Colonnello! L’aviazione decolla e l’apocalisse oscura la Libia. Il Colonnello è morto e il Sahara è più infecondo di prima. Ma gli strateghi che arrivano dal Belgio lasciano qui e là, dalla Cirenaica alla Tripolitania e dal Mediterraneo al Fezzan depositi di armi così che all’occorrenza possano rinfocolare guerriglie violente. Ecco spiegata la presenza di duecentosette pistole Smith & Wesson che gli agenti di Testudo Arietata – dopo avere ritrovato – sequestrano e portano alla distruzione.