Un carico di fucili – molto probabilmente di fabbricazione statunitense – sbarcano a Mogadiscio: saranno usati per alimentare guerriglie in varie regioni dell’Africa. Mogadiscio è una città di primaria importanza per i trafficanti di armi leggere in quanto è ubicata circa a metà distanza tra il nord e il sud del continente africano, a metà distanza tra l’Africa mediterranea e il Sudafrica. Dalla capitale somala partono molte vie battute dai criminali che trafficano armi: vie verso l’Etiopia, vie verso la regione sudanese, vie verso la macroregione che comprende il Niger, la Nigeria, il Mali, il Burkina Faso e altri Stati che si affacciano sull’Oceano Atlantico a nord del Golfo di Guinea, vie che conducono verso la regione congolese e più a sud sino al Sudafrica. Insomma, Mogadiscio è un vero e proprio centro di smistamento delle armi; la Comunità Internazionale ne è ovviamente al corrente ma non oppone nessuna resistenza a tale flusso di armamenti. Ancóra troppi sono gl’interessi di alcune Potenze euro-americane in terra d’Africa. Testudo Arietata ha ribadito a più riprese che la macroregione in cui si concentra il maggior deposito di armi è quella che taglia l’Africa da ovest a est, dalla Mauritania, il Senegal, la Sierra Leone sino alla Somalia e il Kenya. Occorre osservare che in Paesi quali Mali, Niger, e altri Stati limitrofi la Francia esercita ancóra oggi un potere veramente immenso a partire da quello economico. L’economia di questi Paesi è legata in tutto e per tutto alla Francia dunque tutte le politiche degli stessi dipendono giocoforza dalle decisioni di Parigi la quale governa su circa un quarto di Africa. È lecito affermare che la Francia è proprietaria assoluta di interi Stati africani e infatti il flusso d’armi è in larga misura francese.