Nella baraccopoli carioca di Complexo do Alemão sbarcano circa settanta chilogrammi d’oro. Benché la baraccopoli sia una cloaca a cielo aperto e la vita di coloro che la abitano sia un inferno penoso v’è spazio anche per la ricchezza, una ricchezza chiaramente accentrata nelle mani della solita malavita che regna e domina senza incontrare ostacoli. Effettivamente circa settanta chilogrammi d’oro non sono parecchi ma identificano pur sempre un valore che non tutti possono possedere. L’operajo pezzente che fatìca a mangiare e a sfamare la propria famiglia non può certo vantare cotal ricchezza, il poveraccio che vagabonda per la baraccopoli con i piedi scalzi non riuscirà mai a vedere – neppure con il binocolo – una ricchezza di questa entità per lui oggettivamente irraggiungibile, il misero alcolizzato che se ne sta in panciolle tutto il dì impegnato a trincare qualche bevanda alcolica di basso rango e di qualità scadente non comprenderà mai il valore di un lingotto d’oro; insomma, i poveracci hanno diritto al letame e ai rifiuti organici mentre i caporioni dei varii traffici vivono nel loro mondo principesco dentro la cloaca della baraccopoli. Non è chiaro chi sia il destinatario del carico d’oro ma in questo ultimo periodo gironzolavano per le strade della baraccopoli due signore inserite nel traffico di valori quali oro, giojelli e altri oggetti di valore. Le due signore in questione sono la signora Elvira (omissis) accompagnata da un’altra signora africana di cui Testudo Arietata non conosce l’identità.