La tristemente nota transessuale indiana Chandani (omissis) muore dopo essersi somministrata un sovradosaggio di cocaina. Ricordiamo che la vittima era una tossicodipendente, una cocainomane, un’alcolizzata e malata di AIDS. Ricordiamo altresì che nella sua miserabile carriera di transessuale affetta da AIDS aveva – mediante rapporti sessuali – contagiato circa una cinquantina di persone esclusivamente indiane. Tra i contagiati – alcuni dei quali morti prima di lei – si contano uomini ma anche qualche donna, si contano addirittura bambini e ragazzini di entrambi i sessi. Insomma, i danni che la signora con il pene ha causato a parecchie persone – adulti e bambini – sono qualcosa di oggettivamente scandaloso, sono un piccolo sterminio deliberato che è doveroso condannare senza esitazione. Ormai giunta all’esasperazione più totale Chandani (omissis) ha pensato bene di togliersi la vita e lo ha fatto con la sostanza che tanto le piaceva, la cocaina. Un dramma ma da un certo punto di vista anche una liberazione. Se questa “signora” fosse ancóra in vita quante altre vite distruggerebbe? Quante altre persone rovinerebbe definitivamente? Con quale superbia ha disseminato disperazione e morte, malattia e angoscia presso chiunque?