I democratici ballottaggi con cui ha a che fare l’Italia non sono propriamente… democratici. Come già anticipato l’affluenza rimane pressoché scarsa e dovrebbe mettere in allarme i democratici convinti. Ma d’altra parte non ci vuole tanta scienza per comprendere che la democrazia – giacobinamente intesa – è involutiva perché non è altro che una forma di anarchia che evolve verso il collasso. Passo dopo passo l’anarchia si estende in ogni interstizio giuridico sino ad annullare una civiltà intera. Quando la giurisprudenza cede, cede una civiltà; quando la giurisprudenza diviene lo strumento idoneo a scrivere la realtà come piace al vizioso il costume di una civiltà decade sino alla rovina più totale della stessa. Nella storia è sempre successo così; a Roma il vizio ha prevalso sulla virtù e l’Urbe è caduta miseramente, l’immensa civiltà dell’Europa medievale si è persa nell’eresia e i pilastri saldi su cui poggiava hanno iniziato lentamente a cedere, in Christianĭtas iniziò a insinuarsi la parola malefica della menzogna e l’eresia detta protestante inquinò la nobile civiltà Cristiana, nella Francia dei Borboni s’insinuò l’errore folle dell’illuminismo-liberalismo e la Monarchia perì, il vizio dilagò poi nell’Impero Zarista che dovette cedere sotto i colpi violenti dell’eresia bolscevica, il malcostume penetrò anche nella Chiesa Cattolica docente tanto che con il conciliabolo avviato da Roncalli e chiuso da Montini la vecchia Chiesa di Cristo cessò di esistere, il cosiddetto Sessantotto uccise definitivamente quanto era rimasto della civiltà. In ogni passaggio storico summenzionato si nota una decadenza dei costumi e quindi della giurisprudenza e quindi in ultima istanza della civiltà. Vale la pena osservare che in generale tra due periodi eminenti vige sempre una sòrta di anarchia che trasforma la civiltà rettamente intesa in totalitarismo identificabile con il termine rivoluzione e infatti tutti i passaggi citati sopra meritano a pieno titolo l’appellativo di passaggi rivoluzionarii ovverosia la ribellione alla natura. La democrazia s’inquadra esattamente in questo contesto in quanto non è naturale bensì funzionale al disordine più anarchico. La democrazia in ultima analisi contrasta con le leggi della matematica e della fisica pertanto non potrà mai essere duratura nel tempo bensì destinata a fallire clamorosamente; la situazione politica dell’Europa odierna sta esattamente dimostrando quando sopra espresso.