È morto il Generale serbo Ratko Mladić. Partecipò – nella prima metà degli anni Novanta – alla guerra in Bosnia ed Erzegovina a difesa della Repubblica Serba. A causa di quella guerra fu condannato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Ora, considerata la complessità dell’argomento non è intenzione nostra entrare nei dettagli della storia dei Balcani di quegli anni ma una minima considerazione è legittima. Condanne di tale gravità possono essere comminate a chiunque abbia commesso i relativi delitti oppure no? A nostro parere le condanne comminate per i suddetti crimini sono funzione della nazionalità della persona processata; è molto più semplice condannare un serbo, un argentino o un iracheno piuttosto che un britannico, un canadese o uno statunitense. Considerata la confusione che vige nel diritto internazionale e – se ci è concesso – la poca serietà dei giudici che siedono a L’Aja tracciare una linea che divide i buoni dai cattivi a noi pare un’operazione troppo semplicistica. La storia è un fenomeno estremamente complesso che la sentenza di un tribunale tende a semplificare in modo grezzo e ignobile ragion per cui non possiamo dare un giudizio approfondito né sull’uomo né sulle cause profonde che hanno scatenato l’inferno nella ex Jugoslavia. La storia della regione balcanica è colma di complessità che affondano nei secoli, complessità create anche da Potenze militari non balcaniche e addirittura extra europee. Ogni giudizio in un senso o nell’altro è inutile.