Gl’interrogatorii che vengono posti in essere nelle procure della repubblica italiana sono veramente fatti con correttezza e professionalità? O sono soltanto un insieme di frasi e di domande suggestive che nulla c’entrano con la scientificità del diritto? Pare che i varii magistrati che si susseguono alla cattedra nel ruolo di professore e di vale la pena evidenziarlo di giustiziere durante questo o quell’interrogatorio sfoghino le loro passioni o ansie personali senza rimanere concentrati sulla questione vera e propria e sull’oggetto del medesimo interrogatorio. I signori della legge si permettono con arroganza e strafottenza di porre qualsiasi domanda alla persona interrogata non ponendosi nessun limite al pudore; commenti idioti, risatine stupide, affermazioni senza senso, insinuazioni vergognose e frasi pronunziate appositamente per pilotare l’interrogatorio sono ormai normale amministrazione per le procure della repubblica italiana. Il magistrato di turno o per meglio dire i magistrati di turno – considerato che l’interrogato durante l’interrogatorio è attorniato da minimo tre pubblici ufficiali che possono essere sia magistrati che agenti di polizia giudiziaria – pone il povero malcapitato in una condizione di forte disagio rendendogli l’interrogatorio ancor più difficoltoso del normale. L’interrogato si trova dunque in condizioni di tensione fisica e affaticamento quindi in una situazione allo stesso totalmente sfavorevole: l’inenarrabile scorrettezza è in atto. V’è poi un’altra anomalia che si verifica duranti gl’interrogatorii e cioè il magistrato che pone domande – comunque suggestive – séguita a intervenire sulle risposte dell’interrogato adulterando così il reale messaggio che quest’ultimo sta esplicitando. V’è ancóra un’altra questione evidentemente scorretta ovverosia che l’interrogato si trova da solo contro minimo tre persone peraltro che rivestono il ruolo di pubblico ufficiale quindi uomini di Stato che fungono da nemici dell’interrogato perché in questi casi s’innesca una rivalità tra l’apparato giudiziario cioè lo Stato e colui che è sottoposto alle pressioni dovute a un interrogatorio svolto senza garanzie. V’è anche una questione più grave: l’interrogato non è assistito da un avvocato che invece dovrebbe presenziare per vigilare che il pubblico ufficiale svolga l’atto in maniera regolare. Evidentemente non tutti gl’interrogati hanno conseguito una laurea in giurisprudenza pertanto senza un avvocato di fiducia al loro fianco si trovano completamente alla mercé di un funzionario di Stato intrinsecamente più forte. Un’altra questione non trascurabile riguarda le riprese che vengono effettuate durante un interrogatorio e anche in questo caso le procure della repubblica operano nettamente fuori legge per quando concerne il diritto d’autore. Ogni persona porta con sé il diritto d’autore e il diritto esclusivo di disporre della propria immagine sin dalla nascita. Nessuno è autorizzato a rubare l’immagine a nessuno ma nelle procure della repubblica tutto questo non vale: nelle dette procure comanda solo l’arroganza dei magistrati! Interrogatorii subdoli e umiliazioni ignobili vengono imposti a chiunque cada nelle grinfie dei giurisperiti di Stato i quali non si limitano a esercitare il potere conferito loro dalle istituzioni – comunque enorme e spropositato ma soprattutto insensato – bensì vanno oltre ogni potere ed entrano nella zona dell’abuso di potere. Durante un interrogatorio chi può contrastare un magistrato? Nessuno in quanto in quel frangente il dottore della legge gioca di fatto senza un avversario quindi detta ogni regola del gioco; di fatto ha luogo una partita in cui da una parte v’è un leviatano e dall’altra il nulla più assoluto. Durante un interrogatorio chi controlla che tutto venga svolto perlomeno secondo le regole o comunque seguendo una certa correttezza comportamentale o ancóra rispettando quantomeno i canoni di un’umanità degna di essere denominata tale? Nessuno perché l’esecutore della legge è anche il controllore delle procedure e quindi è il controllore di sé stesso. Perché durante un interrogatorio non esistono limiti che potremmo definire “della decenza” che un magistrato non deve superare? La risposta è molto semplice ed è la seguente: perché il magistrato esercita un potere assoluto su tutti gl’individui che cadono sotto una determinata giurisdizione. Perché durante un interrogatorio il magistrato corregge in continuazione le risposte che l’interrogato dà? Un interrogatorio con queste caratteristiche quale garanzia può dare all’interrogato e al procedimento che si sta trattando? Nessuna. Perché durante un interrogatorio il magistrato sceglie a suo piacimento quali domande rivolgere all’interrogato senza che quest’ultimo possa obbiettare? Le domande da porsi riguardo alle modalità di svolgimento degl’interrogatorii da parte dei signori del diritto sono veramente parecchie e se continuassimo con la lista occorrerebbero un’infinità di pagine dunque ci fermiamo qui. Possiamo perciò giungere a una sola conclusione e cioè che l’ideologia violenta impostata dalla rivoluzione francese figlia della rivoluzione protestante ovverosia considerare la massa e l’istituzione anziché la persona quali cardini della civiltà ha annullato ogni razionalità, ogni ragionevolezza nell’azione, ogni umanità e ogni limite per dare spazio a un potere smisurato che nel tempo diviene sempre più forte e incontrastato: il potere del cosiddetto Stato. I magistrati e la magistratura sono il simbolo più tristemente vivo di tal potere. D’altra parte è lo Stato socialista che si oppone alla Monarchia Tradizionale e non il contrario; è il magistrato giacobino che si oppone all’Inquisitore e non il contrario.