I volenterosi si riaffacciano sulla scena politica d’Europa e sono uno più incompetente dell’altro. Senza vergogna e senza stile giocano a fare gli Statisti ma la questione relativa allo Stretto di Hormuz si sta solo spostando su altri frangenti. Non sarà certamente uno Stretto più o meno chiuso oppure più o meno aperto a sedare tensioni così profonde che dividono l’Occidente dall’Iran. Teheran come ogni mente politica mediamente pensante avvia un gioco strategico per iniziare a porre le condizioni per poter vincere qualche battaglia in futuro. Nel grande gioco internazionale occorre ragionare in questi termini ovverosia bisogna seminare e talvolta arretrare tenendo la situazione sotto controllo per poi riprendere l’avanzata contro l’avversario in un tempo successivo. Teheran sta attuando esattamente questa strategia e cioè mostra in un certo senso una minima apertura verso gli Stati Uniti ma dietro le quinte rimane ferma nei suoi propositi pertanto lo stato di guerra permane al di là di quanto il pubblico possa vedere attraverso le immagini delle comunicazioni di regime e al di là di quanto il pubblico possa sentire dalla bocca dei protagonisti occidentali – se così si possono definire – della questione Medio Oriente.