Il campionato mondiale di calcio 2026 si sta rivelando una buffonata a causa di un’organizzazione oggettivamente penosa. Il campionato si disputa in tre Paesi: Messico, Canada e Stati Uniti. Già dalla scelta degli stadii si comprende la politica marcia che ha pilotato l’organizzazione del detto campionato mondiale di calcio. Ebbene, i Paesi coinvolti nella manifestazione sportiva non presenziano nella stessa con un eguale numero di stadii, tutt’altro! Gli Stati Uniti vantano ben undici stadii ovverosia il SoFi Stadium (California), il MetLife Stadium (Nuovo Jersey), l’Arrowhead Stadium (Missouri), l’NRG Stadium (Texas), il Mercedes-Benz Stadium (Georgia), il Lincoln Financial Field (Pennsylvania), il Lumen Field (Stato di Washington), l’AT&T Stadium (Texas), il Levi’s Stadium (California), il Gillette Stadium (Massachusetts) e l’Hard Rock Stadium (Florida); il Messico vanta tre stadii ovverosia l’Estadio Azteca (Città del Messico), l’Estadio BBVA Bancomer (Guadalupe) e l’Estadio Akron (Zapopan); il Canada infine vanta due stadii e cioè il BC Place (Vancouver) e il BMO Field (Toronto). Dall’appena citata lista di stadii si capisce il forte squilibrio che v’è tra i Paesi interessati dal mondiale di calcio. V’è poi un’altra questione che rende ancor più vergognosa la manifestazione calcistica e cioè la distribuzione delle partite a ogni fase del campionato. Fino agli ottavi di finale – quella fase del campionato che consta di otto partite e quindi di sedici rappresentative nazionali – le gare si svolgono ancóra nei tre Paesi anche se ben sei negli Stati Uniti, una in Messico e una in Canada: si nota immediatamente l’enorme sproporzione della distribuzione delle gare. Con i quarti di finale – quella fase del campionato che consta di quattro partite e dunque di otto selezioni ancóra in gioco – le gare vengono disputate esclusivamente negli Stati Uniti e la stessa cosa succede nelle semifinali entrambe giocate in due città statunitensi. Anche per quanto concerne la finalina ovverosia la gara atta a decretare la terza e la quarta posizione è giocata in una città degli Stati Uniti e ovviamente la finalissima non può che essere disputata in uno stadio ancóra statunitense. Insomma, a partire dai quarti di finale il Messico e il Canada escono di scena e non esistono più mentre gli Stati Uniti si prendono tutto il palcoscenico. È evidente che questo campionato del mondo di calcio è dunque esclusivamente statunitense; avere aggiunto altri due Paesi al fianco degli USA è stato solo un modo becero atto a dare in pasto al pubblico disattento una sòrta di democrazia sportiva o calcistica funzionale alla politica del nuovo ordine mondiale che le demoplutocrazie stanno ponendo in essere. V’è un’altra riflessione che è giusto avanzare. Il mondiale di calcio è giocato in casa dei padroni del mondo ma perché come Stati complementari il “potere sportivo” – che comunque è direttamente dipendente da quello politico mondiale – ha voluto aggiungere il Messico e il Canada? Sicuramente non per una ragione geografica, il fatto che tanto il Messico quanto il Canada confinino con gli Stati Uniti non c’entra nulla quindi nulla c’entra la logistica. La ragione profonda è un’altra, il Canada perché di fatto è un Paese confondibile per usi e costumi con gli Stati Uniti in quanto i due Stati sono oggettivamente un tutt’uno e sotto un certo punto di vista il Canada non è altro che una propaggine degli USA; il Messico invece è stato aggregato nell’organizzazione del mondiale per questioni puramente politiche e per nulla calcistiche in quanto tra Washington e Città del Messico v’erano e continueranno comunque a esistere gravi problemi inerenti all’emigrazione messicana verso gli Stati Uniti oltre che un narcotraffico tra i due Paesi straordinariamente attivo. Tuttavia, non sarà sufficiente qualche partita di calcio affinché Stati Uniti e Messico possano avere relazioni più “amichevoli”.