Dopo anni di nefandezze giuridiche gl’italiani dovrebbero avere imparato e compreso che per ricevere la grazia il condannato deve cedere a un vero e proprio ricatto da parte dell’autorità cioè dello Stato. La libertà in cambio di una volgare estorsione è il teorema su cui si fonda il diritto penale tanto osannato dalla maggioranza dei cittadini. Ebbene, il diritto che dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – portare giustizia crea invece avversione, risentimento, astio e rancore: questo è il capolavoro delle democrazie giacobin-liberali che incensano sé stesse e condannano altre forme di Stato. Tali democrazie sono ormai totalmente autoreferenziali e a loro dire rappresentano l’unica verità. V’è poi un’altra questione di notevole rilievo per quanto concerne la grazia. Tale privilegio può essere solo concesso dal Presidente della Repubblica quindi questo significa che il Capo dello Stato può esercitare un potere talmente forte tanto da annullare le decisioni di qualsivoglia magistrato e a questo proposito ricordiamo che il Presidente della Repubblica è il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. A questo punto sorge un problema ulteriore e decisivo al fine di comprendere appieno l’istituto della grazia. Posto che noi di Testudo Arietata siamo favorevoli al detto istituto la domanda fondamentale è un’altra: siamo sicuri che qualunque uomo ricopra la massima carica di Stato sia in grado di stabilire quando sia possibile concedere la grazia? Per prendere decisioni di tale importanza e di questa complessità è necessario che il Capo dello Stato sia un uomo che conosca oltre al diritto anche l’umanità.