La grande narrazione oggettivamente fastidiosa riguardo all’aumento del prezzo del carburante sta ormai diventando una filastrocca nojosa. La politica giustifica tali rincari con la “guerra” che si sta combattendo nella regione del Golfo Persico ma è evidente che le due questioni sono totalmente staccate l’una dall’altra. Dietro l’aumento del prezzo del carburante si nasconde una politica aggressiva che le istituzioni pongono in essere ai danni delle persone più povere; tutto ha un obbiettivo ben preciso ovverosia quello di obbligare i poveracci a sbordare denari su denari per acquistare le tanto pubblicizzate automobili elettriche. La politica anziché creare condizioni di vita perlomeno decenti anche per i meno abbienti crea un business perverso dal cui piatto può mangiare a dismisura: è una vergogna. Ogni tanto giusto per infinocchiare gli automobilisti i signori onorevoli abbattono il prezzo dei carburanti di uno o due centesimi per poi riportarlo – qualche giorno più tardi – al valore precedente se non maggiorato. Ma in questo genere di politica v’è qualcosa di peggiore: i politicastri fanno tutto senza nessuna vergogna. La stessa storia di fatto si ripete – dove più, dove meno – in pressoché tutti i Paesi europei.