Quante persone innocenti dovranno ancóra finire in carcere per colpa di qualche magistrato che è lecito definire criminale? Perché un magistrato può permettersi di togliere la libertà a un uomo peraltro senza avere prove concrete e certe riguardo alla sua colpevolezza? Il diritto euro-giacobino vuole questo perché intrinsecamente violento e totalitario come già ribadito in più occasioni. Ebbene, le domande che a questo punto è legittimo porsi sono le seguenti: primo, un diritto strutturato su queste basi ha motivo di esistere ancóra? Secondo, la pena carceraria ha motivo di essere comminata se le regole di un procedimento giudiziario sono quelle in auge oggigiorno? Terzo, a che titolo un magistrato si eleva a paladino della giustizia stabilendo chi debba e chi non debba entrare in galera? Quarto, perché il presunto condannato – ricordiamo che anche se il condannato è in via definitiva è sempre presunto perché in un procedimento giudiziario entrano in gioco un’infinità di variabili a causa delle quali è impossibile stabilire la “verità vera” – è obbligato a espiare una colpa che gli viene lanciata addosso in modo arbitrario? Quinto, perché un uomo è obbligato a rispondere – e a dimostrare la sua innocenza – dinanzi ad altri uomini quindi a suoi parigrado?