Gli ormai noti volenterosi che desiderano ardentemente la pace seguitano ad alimentare la guerra. Denari, armamenti e uomini giungono e giungeranno nei Paesi NATO al confine con la Federazione Russa: miliardi di euro o di dollari continuano a scorrere verso l’Ucraina, armamenti di ogni genere dirigono verso oriente così da essere pronti a sferrare offensive contro il falso nemico che si chiama Cremlino e battaglioni di uomini viaggiano sul confine est europeo per fare chissà che cosa. Insomma, l’Europa dei volenterosi ha mobilitato e sta mobilitando l’universo intero per combattere un conflitto – ci si conceda l’espressione – ridicolo e inutile. La piccola Europa pensa di partire per una guerra eroica con l’obbiettivo di distruggere la Terza Roma senza neppure rendersi conto di essere una marionetta mossa dalla maestria di Washington. Gli Stati Uniti da oltreoceano sentenziano e guidano un conflitto – o meglio una pantomima – su un territorio che formalmente non appartiene loro anche se de facto è a tutti gli effetti statunitense: i volenterosi infatti hanno abbandonato la loro lingua nazionale per imparare giocoforza la lingua inglese ovverosia la grande lingua dell’impero, un impero però che pare stia arrancando. Bruxelles e i volenterosi lavorano insomma per Washington, lavorano però senza percepire la benché minima paga. Chi lavora senza essere pagato? Lo schiavo! A questo punto è doveroso dedicare una strofetta poetica agl’illustri volenterosi d’Europa:
Fratelli d’Europa
l’Europa s’è desta
dell’elmo di Giorgio
s’è cinta la testa.
Dov’è la vittoria?
Le porga la chioma
ché schiava del coma
Voltaire l’affossò.