Dopo l’invasione non armata di Ceuta è balzato alle cronache il caso di Isabel Peralta una giovine donna spagnola che si dice avrebbe fatto il saluto nazista dinanzi all’Ambasciata del Marocco proprio in conseguenza ai fatti di Ceuta. Anzitutto è bene chiarire che un saluto per essere definito nazista deve possedere caratteristiche specifiche altrimenti non è catalogabile nella detta categoria; la specificità è d’obbligo qualora si voglia catalogare un gesto sotto una determinata denominazione. La Peralta in quell’occasione non fece un saluto nazista bensì fece un saluto non determinabile con certezza in quanto mancante di caratteristiche certe e specifiche utili a individuare un saluto nazista. E questa non è una cosa di poco conto in quanto se si ragionasse in maniera approssimativa tutto potrebbe trasformarsi in reato o comunque in comportamento censurabile, posto che la censura sia lecita in un Paese quale è la Spagna che si definisce democratico e dunque aperto alla libertà di manifestazione del pensiero. In realtà anche in Spagna così come in pressoché tutti i Paesi europei vige una subdola regola la quale introduce il reato di opinione che si traduce nell’erogazione di pene per coloro che pronunziano parole ed esplicitano pensieri che il regime in vigore negli stessi Paesi ritiene arbitrariamente malsani e dunque degni di essere sanzionati. Le forme vili attraverso le quali i Governi dei Paesi europei introducono il reato di opinione sono qualcosa di veramente vergognoso che il cittadino più debole culturalmente non riesce a comprendere; le istituzioni giocano dunque sull’ignoranza del cittadino medio per poi comminargli pene o sanzioni davvero umilianti e per nulla giustificabili nell’Europa odierna. Ora, quanto è successo in Spagna è qualcosa di estremamente pericoloso per la libertà di ogni individuo costretto a rimanere in silenzio per non essere sanzionato; questa non è altro che la peggior forma di violenza che uno Stato può applicare al singolo individuo per – di fatto – schiavizzarlo. È bene ricordare che solo uno schiavo può ripetere le parole del padrone, un uomo libero no. Nella storia della Peralta v’è però qualcosa di peggiore. La Germania addirittura le ha vietato a vita l’ingresso nei suoi confini a causa delle sue “simpatie” per il nazionalsocialismo. Posto che bisognerebbe comprendere a fondo che cosa significa avere simpatie per il nazionalsocialismo – un’ideologia ormai defunta in quel lontano aprile 1945 con la morte di Adolf Hitler – la Germania ha commesso un vero e proprio delitto contro la persona addirittura sostenendo che la stessa potrebbe creare gravi problemi di sicurezza interna allo Stato. Le istituzioni tedesche sostengono di avere trovato la Peralta in possesso di una copia del Mein Kampf. Ammesso che sia vero – come sicuramente sarà vero – è bene ricordare a tutti – specialmente ai democratici – che a chiunque è concesso leggere, studiare e documentarsi in qualsiasi materia, dalla matematica alla geografia e dalla religione alla storia. È doveroso pure sottolineare che leggere un testo o documentarsi riguardo a una disciplina non è un reato, è anzi un avanzamento culturale di cui oggigiorno v’è parecchio bisogno in Europa considerata la condizione culturale oggettivamente scarsa in cui versa il povero Vecchio Continente. Se l’Europa teme tutti coloro che approfondiscono una certa materia o coloro che fanno ricerca anche individuale allora l’Europa – culla della grande cultura – si è trasformata in una propagandista dell’ignoranza e ha fallito il suo mandato. V’è un’ultima riflessione da fare. Qualche anno or sono il signor Henry – nipote dell’allora regina del Regno Unito Elisabetta II – si presentò in pubblico con la svastica: non successe nulla se non qualche minima polemica sterile. Forse che nei Paesi europei la gravità di un ipotetico reato dipenda dall’autore dello stesso? Forse che nei Paesi europei sta prendendo piede un diritto differenziato?