Considerato che il cosiddetto mondo occidentale – specialmente quello europeo ma la malattia è generalizzata – è sprofondato negli abissi più foschi e nella follia più ignobile e lo si nota dai comportamenti patologici che manifesta quotidianamente ci pare doveroso intervenire per fare qualche chiarimento. L’immensa civiltà europea che di fatto in un modo o nell’altro è rimasta in auge in un mondo già nel Novecento malato grave possiamo affermare essere morta con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Da quel momento infatti hanno iniziato a radicalizzarsi con sempre maggiore forza usi e costumi evidentemente deviati rispetto alla civiltà esistente sino a metà del secolo ventesimo. Occorre altresì osservare che la deviazione sociale europea esisteva anche nell’Ottocento, nel Settecento e ancóra ma a partire da metà anni Quaranta del secolo scorso ha assunto proporzioni allarmanti. Quello che qui si vuole evidenziare è la deviazione linguistica patologica che ormai affigge forse in modo irreversibile l’Occidente. Le forze rivoluzionarie che operano sin da tempi lontani hanno tra i loro primi obbiettivi quello di manipolare la lingua ovviamente in maniera del tutto funzionale ai loro disegni, costoro stravolgono cioè la logica delle cose e creano definizioni totalmente estranee al ceppo linguistico cui appartiene la quasi totalità della civiltà occidentale. Per chiarire la questione è sufficiente menzionare un solo esempio ovverosia la parola “negro” che oggigiorno la propaganda di regime qualifica del tutto arbitrariamente quale termine offensivo, volgare, irrispettoso e addirittura degno di essere sanzionato. Da qui discende che – sempre secondo la propaganda di regime – non è possibile proferire espressioni del tipo “persona negra” oppure “razza negra” o “etnia negra” o ancóra “uomo negro” o “il negro” e gli esempi potrebbero continuare. È bene che si sappia che la parola “negro” non è affatto offensiva in quanto termine scientifico in àmbito antropologico tanto è vero che l’antropologia stessa introduce il termine “negroide” per indicare un gruppo morfologico umano con determinate caratteristiche tra le quali v’è la pelle scura. Una persona dunque che appartiene al gruppo dei “negroidi” ha la pella “negra” e va da sé che una persona con la pelle “negra” appartiene al gruppo dei “negroidi”. In conclusione quindi possiamo ribadire con la certezza più assoluta e senza timore di smentita che il termine “negro” non è né offensivo né volgare né irrispettoso nei confronti di nessuno bensì un termine scientifico pertanto non censurabile. Antropologia docet.