Affinché in Italia un condannato alla detenzione possa sperare di ricevere la grazia – gentilmente offerta dal signor Presidente della Repubblica – devono sussistere due condizioni: deve ammettere la sua colpevolezza e deve umiliarsi ravvedendosi con la formula: “Sì, ho sbagliato”. È evidente che una pagliacciata simile non troverebbe spazio nemmeno in un libro di barzellette. Come dire, oltre il danno la beffa. Una persona innocente finita in galera per colpa di qualche bravo magistrato non potrà mai accettare tali condizioni che è legittimo definire vergognose. Una legge amministrata alla bell’e meglio come avviene non solo in Italia ma in tutti i Paesi europei e in tutti gli Stati dell’anglosfera ovverosia occidentali rappresenta un insulto al diritto, una vergogna della giurisprudenza. Ma i dottori della legge – tutti rigorosamente antinazisti, com’è giusto che sia – non si arrendono e sostengono sino alla morte il grande Leviatano dello Stato di diritto che vigila con giustizia su tutto e su tutti.